Historia Mundum

Rivoluzioni liberali degli anni Trenta in Europa

Dipinto di rivoluzionari armati e soldati che combattono vicino a un ponte e a un fiume, con fumo, corpi caduti, bandiere ed edifici di Parigi sullo sfondo. Architettura, abiti, oggetti, paesaggio e luce circostanti aiutano a situare l’epoca, il contesto sociale, la gerarchia visiva e l’enfasi simbolica della scena storica.

«La presa dell’Hôtel de Ville», un dipinto di Amédée Bourgeois che illustra una parte della Rivoluzione di Luglio in Francia, 1830. Immagine di pubblico dominio.

Le rivoluzioni liberali degli anni Trenta furono la seconda sfida post-napoleonica all’ordine conservatore europeo. Anche se la Rivoluzione francese e l’era napoleonica erano state sconfitte militarmente, le idee liberali associate a esse sopravvissero nei movimenti costituzionali, nella politica borghese e nell’opposizione nazionale al Concerto d’Europa.

Negli anni Venti dell’Ottocento, i movimenti sociali avevano già portato cambiamenti in Spagna, Portogallo e Grecia. Negli anni Trenta, difficoltà economiche, censura, suffragio ristretto e rivendicazioni nazionali alimentarono una nuova ondata di rivolte. I risultati furono diseguali: Francia e Belgio cambiarono regime, mentre i movimenti in Italia, negli Stati tedeschi e in Polonia furono repressi.

Queste furono le principali rivoluzioni del decennio:

Rivoluzione di Luglio in Francia

In Francia, ci fu un movimento contro le politiche assolutiste del re Carlo X, un membro della dinastia Borbonica. La borghesia, che aveva acquisito un significativo potere economico, cercava di affermare la propria influenza politica ed era contraria ai tentativi del monarca di rafforzare la propria autorità. Questa tensione culminò nel luglio 1830, in quelle che divennero note come le Tre Gloriose Giornate.

La borghesia limitò deliberatamente la rivoluzione a tre giorni. Questa strategia trasformò una rivolta popolare in un cambio di regime controllato, proteggendo proprietà e influenza politica borghesi. I suoi dirigenti cercavano un assetto costituzionale più favorevole ai loro interessi, non una ristrutturazione radicale della società.

La conseguenza immediata di ciò fu la caduta di Carlo X. Al suo posto, fu istituita una monarchia costituzionale sotto il re Luigi Filippo, spesso definito «il re borghese». Egli regnò con poteri limitati e riconobbe il ruolo della borghesia nel governo.

Secondo Eric Hobsbawm, la Rivoluzione di Luglio deluse molti radicali europei. La Francia non divenne una «liberatrice» rivoluzionaria sulla scena internazionale, e la nuova monarchia contenne le domande popolari invece di ampliarle. Le insurrezioni rivoluzionarie emersero in diversi paesi, così l’iniziativa si spostò da Parigi verso vari contesti europei, ciascuno con i propri presupposti e obiettivi.

Rivoluzione belga

Dal 1830 al 1831, le province meridionali del Regno Unito dei Paesi Bassi si ribellarono contro il governo centrale. La rivolta portò alla secessione e alla nascita del Regno del Belgio. L’indipendenza belga nacque da una coalizione di rivendicazioni religiose, economiche, linguistiche e politiche contro il governo dell’Aia.

  • Differenze religiose: Le province meridionali, prevalentemente cattoliche, contrastavano con la maggioranza di protestanti nel resto dei Paesi Bassi.
  • Differenze economiche: Il Belgio, con il suo fiorente settore industriale, favoriva politiche protezionistiche che avrebbero protetto le sue nascenti industrie dalla concorrenza straniera. Gli olandesi, d’altra parte, erano principalmente impegnati nel commercio e nell’agricoltura, e quindi sostenevano politiche economiche liberali.
  • Differenze culturali e linguistiche: Le province meridionali comprendevano comunità neerlandofone/fiamminghe e francofone, mentre l’élite francofona resisteva alle politiche linguistiche neerlandesi di Guglielmo I. La lingua divenne quindi una rivendicazione politica e un segno di identità regionale.

Nell’agosto 1830, i ribelli belgi agirono contro quella che consideravano la tirannia del re olandese. In ottobre, il governo provvisorio dichiarò l’indipendenza. Nel dicembre dello stesso anno, le grandi potenze europee si riunirono nella Conferenza di Londra ed espressero simpatia per la rivoluzione. Austria, Gran Bretagna, Francia, Prussia e Russia riconobbero l’indipendenza del Belgio e la sua istituzione come monarchia costituzionale neutrale. I Paesi Bassi rifiutarono questo accordo e tentarono di riunificare il paese con la forza nel 1831, ma fallirono a causa di un intervento francese.

Solo nel 1839, a seguito di una sostenuta pressione diplomatica da parte del Concerto d’Europa, gli olandesi riconobbero l’indipendenza del Belgio.

Rivolte fallite negli anni Trenta

L’ondata rivoluzionaria degli anni Trenta portò al potere governanti moderati solo nell’Europa occidentale. Più a est, i movimenti sociali furono repressi.

  • Nella Penisola Italiana, gli austriaci intervennero a favore dei governi deposti e li reinsediarono rapidamente.
  • Nell’attuale Germania, regni e ducati minori furono costretti a promulgare costituzioni, ma sia l’Austria che la Prussia furono risparmiate da questo destino, poiché le loro popolazioni vivevano sotto il costante timore della repressione.
  • Inoltre, i polacchi tentarono di liberarsi dai russi, ma lo trovarono impossibile, poiché Inghilterra e Francia non fornirono loro alcun supporto.

Conclusione

Le rivoluzioni degli anni Trenta portarono al potere la borghesia, ma anche le rivoluzioni liberali vittoriose conservarono tendenze autoritarie. Come disse Eric Hobsbawm, «dopo un breve intervallo di tolleranza e zelo, i liberali tenderono a moderare il loro entusiasmo per ulteriori riforme e a sopprimere la sinistra radicale, e specialmente i rivoluzionari della classe lavoratrice». Tra gli esempi vi furono l’arresto in Inghilterra dei lavoratori agricoli noti come Martiri di Tolpuddle e la violenza politica contro i repubblicani in Francia.

Gli anni Trenta formarono la seconda ondata rivoluzionaria dopo la caduta della Francia napoleonica. Le vittorie furono limitate, ma mostrarono che l’assetto del 1815 poteva essere sfidato dal liberalismo costituzionale, dalle rivendicazioni nazionali e dalla mobilitazione urbana. Quelle pressioni tornarono con maggiore forza durante le Rivoluzioni del 1848.

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